Tradizioni ed eventi a Genova per il Natale e la ricetta del pandolce genovese

A seguito di una ricerca sulle origini del pandolce genovese è saltato fuori che in tempi molto antichi si chiamava “GRIGHEU” ma purtroppo, almeno sino ad ora, non sono riuscita a trovare altre notizie in merito all’uso e al perchè di questo curioso nome.

La leggenda più accreditata racconta che il PANDOLCE fu portato a Genova dai mercanti e dai marinai con il nome di “Marzapane Reale” (quasi a sottolinearne l’abbondanza negli ingredienti), altri sostengono invece che fu presentato dal doge Andrea Doria  in occasione del matrimonio tra il nipote Gianandrea e la futura consorte Zanobia del Carretto, che promosse un concorso tra i pasticceri locali per realizzare un dolce degno delle nozze.

Entrato quindi nelle case dei genovesi e irrinunciabile durante le feste, la maggior parte delle signore lo preparava in casa con i propri ingredienti segreti come l’essenza di fior d’arancio.

Le tradizioni legate al pandolce sono tante: ad esempio nelle famiglie più benestanti si usava conservare la prima fetta per il primo mendicante che avesse bussato alla porta e la seconda riposta per i malanni di stagione (si riteneva infatti che favorisse la guarigione).

Pandolce-tradizionale- genovese-wine-about.com

Un’altra usanza era quella di mangiare o Pandoçe “cö-i bescheutti toccae in to vin” i biscotti toccati nel vino, vale a dire i tradizionali anicini con il vin santo (in alcuni locali dell’entroterra li servono ancora oggi).

Una delle tradizioni più sentite dai genovesi è quella del Confeugo, una cerimonia in cui il popolo rendeva un omaggio beneaugurante alle massime autorità della Repubblica presentando un tronco d’alloro decorato con nastri bianchi e rossi. In rappresentanza della popolazione, il dono era recato dall’Abate del Popolo (tradizionalmente il rappresentante della Val Bisagno) al Doge.

Il tronco veniva poi bruciato, in segno di buon auspicio e piccoli pandolcini venivano offerti ai partecipanti all’evento.

Tradizione che viene ripetuta ancora oggi (sabato 21 dicembre), in Piazza De Ferrari, dove confluiranno il corteo storico e il carro trainato da cavalli con il Cippo di alloro, con l’Abate del Popolo e con i gruppi storici.

Con l’inizio dell’Avvento, sono state presentate le iniziative cittadine legate al Natale. In alcune di queste, il Comune di Genova ha lavorato in sinergia con la Diocesi di Genova.

Una su tutte, che già lo scorso anno ha riscosso moltissimo successo, è il  “Passaporto dei Presepi”.

14 dicembre ci sarà l’esibizione dei campanari in piazza San Lorenzo mattina e pomeriggio.

22 dicembre camminata dei Babbi Natale h. 10,30 in piazza De Ferrari.

Dal 7 dicembre al 23 dicembre il Villaggio di Babbo Natale a Villa Bombrini,

E per finire ecco la ricetta del mio amato pandolce genovese.

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PANDÔÇE ZENÉIZE

Ingredienti:

  • 500 g di farina;
  • 250 gr di zucchero;
  • 200 g di uvetta sultanina;
  • 100 g di burro;
  • 100 g di uvetta qualità zibibbo (uva passa);
  • 100 g di pinoli;
  • 100 g di cedro candito;
  • 50 g di semi di finocchio;
  • 20 g di lievito di birra;
  • 1/5 di lt. fra acqua e acqua di fior d’arancio;
  • sale

Ponete sulla spianatoia 300 g di farina (per la prima lievitazione) versatevi il lievito diluito in mezzo bicchiere d’acqua tiepida; impastate con cura (aggiungendo se necessario altra acqua).

Disponete l’impasto in una ciotola, ricopritelo con un panno e tenetelo in luogo caldo per una notte intera. Il giorno successivo mettete a bagno in acqua tiepida le due qualità di uvetta e tagliate il cedro a piccoli pezzi.

Disponete sulla spianatoia la farina rimasta e versateci il burro precedentemente fuso, l’acqua di fiori d’arancio, lo zucchero, un pizzico di sale e la pasta lievitata; amalgamate il tutto e lavorate con cura.

L’insieme dovrà risultare morbido e omogeneo perciò se necessario, aggiungete acqua.

Scolate e asciugate molto bene l’uvetta, mettetela sulla spianatoia col cedro, i semi di finocchio e i pinoli; incorporate tutto e lavorate energicamente per almeno un quarto d’ora. 

Tagliate il ricavato in due parti eguali e poneteli ciascuno su di una placca unta di burro, dando la forma tipica del pandolce; imbrigliate tutt’intorno alla base con un tovagliolo  ripiegato, in modo che lievitando non perda la forma stessa; incidete la sommità con un coltello per ottenere il disegno di un triangolo equilatero; ricoprite con un canovaccio e tenete al caldo per circa 12 ore.

Terminata la seconda lievitazione, togliete il tovagliolo e mettete in forno a 180°, cuocendo per circa 1 ora.

Il pandolce sarà pronto quando la crosta avrà un bel colore bruno.

Lasciare raffreddare per almeno due ore.

Abbinamento: un bicchiere del nostro grande Sciacchetrà passito,  un vino dalla grande eleganza e raffinatezza prodotto con uve Bosco, Vermentino e Albarola è il simbolo della viticultura eroica dei nostri produttori delle Cinque Terre.