Cà du Ferrà ha la calma e l’armonia di un luogo perso nel tempo dove i profumi, la bellezza della natura e i sorrisi genuini di Davide e Giuseppe, con la loro garbata accoglienza, si fondono in uno scenario da sogno.
Un’azienda giovane e dinamica che si trova in Frazione S. Giorgio, proprio sopra al piccolo borgo di Bonassola. Tra il riflesso del mare e la natura incontaminata è il punto di partenza di numerosi sentieri escursionistici, che Vi consiglio di esplorare se volete ammirare scorci di paradiso straordinari e davvero unici.

La storia dell’azienda incomincia quando Antonio Zoppi (nato a Bonassola), con la moglie Aida Forgione (originaria della Campania), decidono di lasciare le proprie professioni per dedicarsi alla coltivazione della vite a Bonassola, negli anni acquistano vigne anche nelle Cinque Terre e nasce così, nel 20o0 Cà du Ferrà.
Cà du Ferrà ovvero “casa del fabbro”
– chiamata così perchè in questi territori, oggi solcati dalle vigne, un tempo si ferravano i cavalli –
Negli ultimi anni, Davide (il figlio di Antonio), insieme con il marito Giuseppe, hanno portato novità e cambiamenti in azienda valorizzando al massimo il territorio e con la loro intraprendenza e determinazione,hanno recuperato vitigni antichi e rari come il Ruzzese, il Picabon e l’Albarola Kihlgren, presenti in Liguria sin dall’antichità e poi perduti nel corso degli anni.
Liliana Pecis che collabora con l’azienda, è un’amica, una seria e capace professionista, è lei che ci ha accompagnati a visitare i vigneti.
Qualche passo a piedi con lo sguardo rapito dal meraviglioso panorama e poi su attraverso case antiche e piccoli orti percorrendo una tipica stradina in salita, densa di profumi intensi di erbe aromatiche e colori meravigliosi.




I vigneti, a conduzione biologica, sono tutti esposti a sud e distribuiti su circa 5 ettari tra Bonassola, Framura e Vernazza, posizionati ad altitudini diverse: Albarola, Vermentino e Bosco per i bianchi e Merlot, Sangiovese, Granaccia e Vermentino nero per i rossi e poi la vigna di Ruzzese.
Le temperature miti e la brezza marina coccolano le vigne creando l’ambiente ideale per ottenere un’eccellente maturazione delle uve.
La biodiversità, grazie anche alla presenza delle api che trovano il loro habitat nelle arnie poste alle spalle del vigneto, è una delle priorità dell’azienda.
Una piana di more inoltre, fornisce un’ottima marmellata da offrire, insieme al miele, agli ospiti dell’agriturismo di proprietà dell’Azienda.
Tra gli olivi e gli arbusti delle profumate erbe aromatiche che circondano la cantina, ci siamo preparati per la degustazione dei vini dell’azienda:
Magia di Rosa Sangiovese, Vermentino nero e Syrah fresco ed elegante
Bonazolae: Vermentino, Albarola e Bosco intrigante e profumato
Luccicante: Vermentino in purezza- Profuma di fiori ed erbe aromatiche, elegante e sapido è perfetto per le preparazioni di pesce
‘Ngilù dedicato a nonno Angelo, 6 vitigni a bacca nera, un blend insolito che nasce da tre vinificazioni separate.


Il Ruzzese che avevo già avuto il piacere di assaggiare in altre occasioni, ha una storia che vale la pena raccontare:
si narra che a partire dal VI secolo d.C il vino Ruzzese fosse molto apprezzato, tanto da arrivare sulla tavola di Papa Paolo III Farnese (in carica dal 1534 al 1549), e, che il suo “bottigliere” Sante Lancerio, lo avesse proposto al Santo Padre come uno dei migliori vini in commercio.
Verso i primi del Novecento, per il Ruzzese inizia un lento declino che lo porterà via via a scomparire dalle tavole per più di un secolo.
La fillossera, il temutissimo insetto che miete tante vittime, colpisce anche la vite di Ruzzese, raggiungendo l’Europa dall’America, sterminando interi vigneti e mettendo in ginocchio migliaia di contadini.
La storia vuole che la marchesa di Villa Durazzo di Genova Pegli e Valpolcevera, per lenire le sofferenze dei coltivatori e aiutare la viticoltura, offrì loro dei tralci di vite trovati in mezzo alla macchia mediterranea, tralci da cui ha origine il vitigno Bosco, che per molto tempo offuscherà la memoria del Ruzzese, sostituendolo per oltre un secolo.
Dimenticato nel corso della storia recente, il Ruzzese torna protagonista grazie all’impegno di Davide e Giuseppe che hanno dato il via all’opera di recupero di questo straordinario vitigno a bacca bianca, partendo da un progetto promosso da Coldiretti La Spezia, Regione Liguria e CNR di Torino.
Per questo importante lavoro di riscoperta e valorizzazione della viticoltura autoctona Davide Zoppi ha ricevuto il premio “Viticoltore Etico 2022” alla 54esima edizione di Vinitaly.
Recentemente i vulcanici proprietari di Cà du Ferrà hanno siglato un accordo con Graziana Grassini (enologo di fama internazionale), e a noi non resta che attendere le novità e augurare loro un buon lavoro.
Consiglio una visita in azienda per gli ottimi vini, il meraviglioso paesaggio e la generosità dei proprietari nell’accogliere gli ospiti.
Un sentito grazie e un caro abbraccio a Davide e Giuseppe con l’auspicio di rivederci presto.